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Il limite del possibile

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"Il limite del possibile" (Polacco: "Granica mozliwosci"), è un racconto di La Spada del Destino (Polacco: Miecz przeznaczenia) di Andrzej Sapkowski.

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Il racconto narra della caccia al leggendario drago d'oro Villentretenmerth, capace di assumere sembianze umane, nei panni del cavaliere Borch Tre Taccole. Borch è affiancato da due zerrikaniane, Tea e Vea. La storia ci svela anche alcuni dettagli del rapporto burrascoso tra la maga Yennefer e Geralt di Rivia, lo strigo.

Nei pressi di alcune rovine, dove un basilisco ha fatto la sua tana, il gruppo di villici attende il ritono dello strigo Geralt di Rivia, pagato per l'uccisione della bestia. Lo strigo tarda a tornare e i cittadini già pensano a spartirsi i suoi beni e il suo cavallo. Quando stanno per impossesarsene, un cavaliere Borch detto "Tre Taccole" compare accompagnato da due minacciose e avvenenti guerriere di Zerrikania, Tea e Vea. Il cavaliere è disarmato ma le sue armi sono le sciabole affilatissime delle sue guardie del corpo, le quali disperdono immediatamente la folla di sciacalli. Dopo breve tempo, Geralt esce finalmente dalla cripta vivo e vegeto, con la carcassa del basilisco. Vedendosi davanti lo strigo e le due minacciose zerrikaniane, anche gli ultimi villici desistono dai loro intenti e pagano la ricompensa promessa. Borch invita lo strigo a unirsi a lui alla locanda del posto, "Il Drago Pensieroso". Geralt apprezza il fatto che il curioso cavaliere non mostri disprezzo o pregiudizio nei suoi confronti e i quattro trascorrono un piacevole ristoro insieme. Alla locanda, Borch fa alcune domande a Geralt riguardo la sua professione e se preveda anche l'uccisione dei draghi. Geralt afferma che di solito non è interessato a uccidere quelle creature, poiché non sono minacciosi per gli uomini e che molto più spesso avviene il contrario. Il cavaliere è contento di sentirglielo dire e si allontana momentaneamente della tavola per un bisogno. Mentre è via, Geralt approfitta per domandare ad una delle due zerrikaniane, Vea, come mai sta viaggiando con in compagnia di Borch. Vea che parla a stento la lingua comune, risponde curiosamente: "Perché è il più bello".

Il giorno dopo, Geralt, Borch e le Zerrikaniane sono in viaggio verso Caingorn. Sulla strada vengono fermati da alcuni soldati a cui è stato ordinato di non far passare nessuno che non abbia un lasciapassare. L'ordine viene direttamente da re Niedamir. Geralt scopre che anche Ranucolo si trova bloccato alla frontiera senza salvacondotto. Racconta a Geralt che il re Niedamir ha intenzione di annunciare una caccia ad un drago di recente comparso nei dintorni di Holopole, per fare razzia delle pecore del villaggio. I contadini però hanno trovato un modo per gabbare la bestia e ammazzarla, tramite uno stratagemma: un calzolaio del posto di nome Mangiacapre, ha preparato un'esca con una carcassa di pecora svuotata e riempita di veleni e sostanze tossiche: elleboro, belladonna, cicuta, zolfo e pece. Il lucertolone abbocca alla trappola, divora la finta pecora e subito il veleno fa effetto. Tenta di volare via ma invece precipita al suolo e inizia a sputare fuoco, visibilmente sofferente. Riesce tuttavia a trascinarsi via, lontano dagli umani, per nascondersi da qualche parte tra i picchi delle Montagne dei Gheppi. E' evidente che dove c'è un drago, c'è anche una grotta ricca di tesori che indubbiamente hanno fatto molta gola sia al Re, che ad altri personaggi in cerca di oro e ricchezze. Tuttavia, pare che non sia il tesoro del drago a interessare il giovane Re Niedamir, ma il drago stesso: infatti, con l'intento di sposare la principessa di Malleore e annettere il reame ai suoi territori, Niedamir desidera uccidere la bestia per esaudire una certa profezia, secondo la quale solo chi avesse ucciso un drago avrebbe potuto avere la mano e la corona della fanciulla. Alla chiamata di re Niedamir, racconta Ranucolo, hanno risposto diversi altri curiosi personaggi: un gruppo di nani, comandati da Yarpen Zigrin, che si sono uniti agli Irriducibili di Crinfrid, ammazzadraghi di professione; il pio e nobile cavaliere Eyck di Denesle: lo stesso calzolaio Mangiacapre, reclutato grazie alle sue fortunate capacità strategiche nel preparare esche e la maga Yennefer. Quando Geralt ode il nome della maga, subito appare interessato a questa caccia e decide di unirsi al gruppo: infatti, pare che i due si siano lasciati in condizioni molto poco piacevoli e Geralt è intenzionato a riappacificarsi con lei. Anche Borch decide di unirsi alla compagnia, incuriosito da quello che sta per accadere.

Borch manda Tea e Vea indietro alla locanda de "Il Drago Pensieroso" a prendere un barilotto di birra con cui sciogliere la lingua al decurione di guardia e facilitare il passaggio della compagnia oltre la frontiera. Le due guerriere ritornano in compagnia del mago Dorregaray, anch'egli interessato a unirsi alla caccia ma per motivazioni molto diverse. Infatti Dorregaray non è affatto intenzionato a vedere uccidere la bestia, ma semmai ad impedirne il massacro. Dorregaray ha sposato la causa ecologista e naturalista dei Druidi, per cui è convinto che le creature in via d'estenzione debbano essere assolutamente protette dalla minaccia dell'uomo. Dopo un po' di convenevoli, Geralt è stanco di starsene con le mani in mano e tenta di corrompere il decurione con l'oro guadagnato dall'uccisione del basilisco. Ma Borch si offre di alzare la mazzetta a 500 pezzi d'oro, dicendo allo strigo di mettere via i suoi soldi. La guardia alla fine accetta e così il gruppo si unisce alla caccia al drago.

Alla sera, Geralt, Ranucolo e Borch si uniscono al bivacco in compagnia degli Irriducibili di Crinfrid e di Yarpen Zigrin e dei suoi "ragazzi". Quando giunge infine anche Yennefer Geralt ha occasione di parlare con lei, ma la maga lo tratta con estrema freddezza. Sembra che non lo abbia ancora perdonato e che non sia affatto intenzionata a farlo. Geralt le domanda quale sia la vera ragione che l'ha spinta a dare la caccia al drago, poiché pare che dai denti della bestia sia possibile fare molti elisir e pozioni di grande utilità per i maghi.

Il giorno successivo il viaggio inizia lungo un impervio sentiero di montagna. Geralt e Yennefer discutono ancora. Quando il gruppo raggiunge un ponte sospeso si un burrone in mezzo al quale scorre il fiume Braa, una frana crolla sui viaggiatori, riducendo e distruggendo parte dei mezzi e della scorta del re. Geralt si precipita per proteggere Yennefer dai massi e tentano di mettersi in salvo attraversando in fretta il ponte di legno, sul punto di crollare. Lo strigo e la maga non riescono però ad arrivare in tempo dall'altro lato e rischiano di cadere nel precipizio. Mentre gli altri compagni discutono se sia il caso o meno di salvarli, dato che togliendo di mezzo la maga, ci sarebbe meno gente con cui spartire il bottino del drago, Geralt e Yennefer discuto di nuovo finché vengono salvati da una corda magica lanciata loro dal cavaliere Eyck. Nel frattempo, Borch e le zerrikaniane scompaiono.

La situazione nel gruppo diventa sempre più tesa. Eyck considera la frana una punizione divina, per aver permesso la presenza di certa "sozzura" profana come uno strigo e dei maghi. All'improvviso, Mangiacapre andato più avanti in esplorazione, torna dal gruppo gridando a perdifiato di aver avvistato il drago.

Su di un'altura erbosa in mezzo ai picchi montuosi, sta seduto un meraviglioso e scintillante Drago d'oro, una vera e propria leggenda vivente. Immediatamente i cacciatori si rendono conto del valore del bottino che si è presentato loro innanzi e discutono animatamente. Dorregaray insiste nel voler proteggere la rarissima creatura ma viene messo a tacere. Mangiacapre propone di usare la stessa tattica usata con l'altro drago, l'esca con la carcassa di pecora avvelenata, ma sia gli Irriducibili che Yarpen gli tappano la bocca, scalciandolo e scacciandolo via. Il leggendario drago è perfino in grado di parlare e si rivolge al gruppo, proponendo una sfida in un duello regolare, con armi convenzionali, ovvero senza l'uso di magia o di fuoco. Subito il cavaliere Eyck si propone come sfidante, indossando la scintillante armatura. Si precipita al galoppo, lancia in mano, ma il drago agilissimo e aggraziato, lo disarciona con un colpo di zampa mettendo il povero Eyck fuori combattimento e uccidendo il suo cavallo. Eyck viene recuperato e medicato: ha diverse ossa rotta e non è più in grado combattere. Yennefer si avvicina a Geralt rivelando le sue vere intenzioni: lo supplica di uccidere il drago per lei, in cambio del suo perdono. Pare che la maga abbia trovato un costosissimo e complicato modo per curare la sua infertilità ed è per questo motivo che desidera uccidere il drago. Geralt però si rifiuta.

Di nuovo i cacciatori ricominciano a litigare e si pone il problema di chi sarà il prossimo sfidante. Boholt, il capo degli Irriducibili di Crinfrid, manda al diavolo l'accordo che aveva con il re Niedamir mandando su tutte le furie il suo cancelliere Gyllenstiern. Mangiacapre supplica il re affinché sia la milizia di Holopole a occuparsi di ammazzare il bestione. Gyllenstiern capisce che la situazione gli sta sfuggendo di mano, così domanda al re he cosa fare. Niedamir sbotta dicendo che è stufo di quella situazione e decide di raccogliere i suoi uomini e fare ritorno a Caingorn: troverà un modo "più convenzionale" per impadroninsi del regno di Malleore. Infondo non ha necessità di avere la mano della principessa, ma solo il suo sedere perché gli dia almeno un erede. Dopodiché potrà perfino avvelenarla, magari utilizzando lo stesso metodo usato dal calzolaio Mangiacapre: il giovane re ha davvero imparato molto!

Dorregaray torna all'attacco intenzionato più che mai a fermare il massacro. Minaccia i membri restanti del gruppo, intimando loro di fare dietro front e rinunciare al drago. Yarpen e gli Irriducibli sono però più abili di lui e lo prendono a calci e pugni, mettendolo al tappeto. E' a quel punto che Geralt decide d'intervenire, sfodera la spada e attacca gli Irriducibili. E' sul punto di sconfiggere Boholt, quando Yennefer interviene con un incantesimo che lo blocca e lo stordisce. La maga ordina poi che Dorregaray, Ranucolo e Geralt vengano subito legati. Infine Yennefer si rivolge contro i nani e gli Irriducibili per scacciarli, poiché desidera affrontare il drago da sola e tenerlo tutto per sé. Ma i suoi incantesimi non sono abbastanza veloci: Yarpen la colpisce in fronte con una sfera di metallo, stordendola. Poi viene legata e imbavagliata. Boholt le strappa il farsetto e la camicia, mettendo in mostra il suo seno nudo. La minaccia, si occuperanno di lei più tardi, dopo aver sistemato la faccenda col drago. Yennefer di unisce al gruppo delle vittime degli Irriducibili, con grande piacere di Ranucolo che osserva affascinato le grazie della maga.

Boholt e i suoi uomini si preparano alla battaglia contro il drago d'oro Villentretenmerth. Ai piedi del lucertolone compare un cucciolo di drago, evidentemte il vero tesoro che il drago sta proteggendo. Il cucciolo è figlio della draghessa avvelenata di Holopole, Myrgtabrakke, compagna del drago d'oro.

Tuttavia anche Boholt e i suoi compagni vengono fatti fuori da Villentretenmerth, con altrettanta rapidità e grazia e i nani fuggono tra le rocce della vallata. Ma la battaglia non è finita: dall'altro lato della valle giunge da Holopole il grosso della milizia cittadina, capeggiata da Mangiacapre. Il drago d'oro è in difficoltà, gettano delle reti su di lui, sono sul punto di catturarlo. Yennefer chiede a Geralt di dar fuoco alle funi delle caviglie usando Igni, in modo da liberarle almeno i piedi per lanciare incantesimi. Una volta libera Yennefer scaglia magie contro gli abitanti di Holopole, trasformandoli tutti in rospi, insetti e altre bestie, rendendo quadrate le ruote dei carri. Anche le zerrikaniante Tea e Vea giungono al galoppo dall'altro lato della vallata, roteando le loro affilatissime sciabole. Si occupano dei cittadini restanti, proteggendo il drago. Poi Vea attacca Yennefer ma Villentretenmerth la ferma chiedendo di non uccidere la "Signora Yennefer", grato per ciò che ha fatto.

Il drago d'oro torna nella sua forma umana: è Borch Tre Taccole, il cavaliere che Geralt ha conosciuto. Pare che assuma quella forma ogni volta che lo voglia e ogni volta che non desidera attirare l'attenzione. Geralt gli domanda perché assuma la forma di un essere umano. Borch risponde che di solito gli umani inpirano repulsione nei draghi, ma personalmente, a lui stanno simpatici.

Borch ringrazia Geralt e Yennefer per il loro aiuto. Dice che si vede chiaramente che i due sono fatti l'uno per l'altra, ma che la loro relazione non è destinata ad avere fortuna né frutto. Inoltre, con grande stupore di Yennefer, Borch non è in grado di curare l'infertilità. Anche alla magia di un drago d'oro ci sono dei limiti, il limite del possibile. Poi in un batter d'occhio Borch torna nella sua forma di drago e si allontana in compagnia del suo cucciolo e delle due guerriere Tea e Vea. Geralt ricorda allora le parole di Vea: Borch è davvero il più bello.

Significativi dettagli della trama finiscono qui.

PersonaggiModifica

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