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Il simbolo dell'odio

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Il simbolo dell'odio è una missione primaria del Capitolo II di The Witcher 2: Assassins of Kings. La missione è disponibile sia nel sentiero Roche che nel sentiero Iorveth.

GuidaModifica

Sentiero IorvethModifica

Ottieni questa missione immediatamente dopo che hai accompagnato Saskia, Stennis e Philippa Eilhart fuori dal Campo di battaglia, infestato da una nebbia spettrale, con l'aiuto di Iorveth.

Entrati a Vergen, Philippa incontra Geralt nella sua casa. La maga gli indica gli artefatti da cercare per liberare il campo dalla maledizione di Sabrina Glevissig. Uno di questi è il simbolo dell'Odio, la Spada del comandante che appartiene a Saskia.

Per ottenere la spada devi attendere di completare prima "Questione di vita o di morte". Una volta che Saskia è sana e salva, ti cede la sua spada, dicendo che infondo a lei non serve a niente.

Sentiero RocheModifica

Puoi completare questa missione quando fai visita a Vergen, alla ricerca della Punta di lancia che trafisse Sabrina e del simbolo della morte.

Una volta che Geralt e Zoltan arrivano in città, incontrano una vecchia conoscenza, Yarpen Zigrin, in compagnia di Skalen Burdon. Ti viene detto che il simbolo dell'odio (la spada di Vandergrift) è nelle mani di Saskia. Zoltan dice che va a cercarla mentre tu ti occupi di un altro artefatto, Il simbolo della morte.

Quando hai ottenuto sia lo Stendardo che la punta di lancia, recati ai tunnel dove Zoltan e Saskia ti aspettano. La ragazza ti cede la sua spada per aiutarti a porre fine alla maledizione. Con questo la missione ha termine.

Dal diario Modifica

Sentiero Roche:

Zyvik disse a Geralt che Vandergrift, il temuto macellaio, possedeva una spada di nome "Odio". Se c'era qualcosa di collegato alla battaglia che potesse essere il simbolo dell'odio, quello era la spada. Si diceva che l'arma fosse in possesso dell'Ammazzadraghi, quindi fuori dalla portata di Geralt.
Il succedersi degli eventi alla fine portò il witcher dall'altre parte della nebbia. Geralt fu inviato a Vergen a recuperare la punta di lancia che sembrava trovarsi nelle mani di Iorveth. Il mago Dethmold aiutò il nostro eroe ad attraversare il campo di battaglia e Geralt sperò dunque di recuperare anche la spada "Odio".
Parlando con Yarpen e con il giovane Burdon giunse l'attesa conferma: Saskia aveva la spada di Vandergrift. Zoltan era un nano e, a differenza di Geralt, poteva entrare a Vergen. Per questo gli promise di recuperare l'arma e in seguito i due amici si sarebbero incontrati in una galleria sotterranea che serviva da entrata segreta alla città.
L'entrata ai cunicoli al di sotto di Vergen, noti come "gallerie dei fondatori", era ben nascosta, ma Geralt riuscì a scovarla. Non gli restava che trovare Zoltan lì sotto.
Inviare Zoltan in una missione di spionaggio è un po' come chiedere a un orso di lavorare a maglia: in entrambi i casi, è improbabile che ne esca qualcosa di buono. I nani non sanno neanche cosa sia la discrezione. Il piano, che prevedeva d'impadronirsi della spada in segreto, fallì miseramente. Giunto al punto d'incontro Geralt non trovò soltanto Zoltan, ma anche Saskia. L'Ammazzadraghi aveva strappato al nano tutte le informazioni, cavandogli di bocca tutto quanto. Fatto ciò, aveva espresso il desiderio d'incontrare il witcher di persona. Fortunatamente, Saskia si dimostrò saggia e compassionevole: dopo una discussione civile, consegnò a Geralt la spada.

Sentiero Iorveth:

Quando il witcher seppe che per liberare il campo di battaglia dalla maledizione gli servivano dei manufatti collegati alla battaglia che rappresentassero i valori e gli orrori della guerra, si preoccupò, dal momento che sapeva ben poco dello scontro fra l'esercito kaedweniano e quello aedirniano. Philippa Eilhart gli disse allora che Cecil Burdon, il consigliere di Vergen, era una miniera di informazioni sull'argomento. Pertanto Geralt si diresse dal nano e lo interrogò sulla battaglia.
Cecil non deluse le aspettative del witcher. Sapeva davvero molte cose ed era felice di raccontarle. Il consigliere disse a Geralt che solo la spada del temuto Vandergrift, che portava l'assai indicativo nome di "Odio", avrebbe potuto simboleggiare l'odio. Purtroppo l'arma era nelle mani di Saskia l'Ammazzadraghi, che stava morendo a causa di un veleno. Allora il witcher, che aveva una certa esperienza di saccheggio di morti e moribondi, decise di occuparsi della questione.
L'Ammazzadraghi ormai guarita non fece obiezioni e consegnò al witcher la spada di Vandergrift in segno della propria gratitudine. Il nostro eroe era ora in possesso del simbolo dell'odio.
Significativi dettagli della trama finiscono qui.

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